Gef la mangusta parlante, ovvero: il caso più folle del più folle tra i fenomeni occulti

Inviato da:


“Sono uno spirito legato alla terra… Io scinderò l’atomo! Io sono la quinta dimensione! Io sono l’ottava meraviglia del mondo!”


Se si volesse stilare un’ipotetica classifica dei fenomeni più bizzarri studiati dalla parapsicologia, il poltergeist risulterebbe senz’altro al primo posto, e se ci si domandasse quale sia il caso di poltergeist più bizzarro in assoluto, è probabile che a spuntarla sarebbe quello della “mangusta parlante”. A rendere così surreale questa vicenda, studiata negli anni ’30 da Richard S. Lambert e dal noto “cacciatore di fantasmi” Harry Price, non è tanto la natura dei fenomeni osservati (esistono moltissimi casi decisamente più strani da questo punto di vista) quanto piuttosto la caratterizzazione, davvero originale, assunta dal poltergeist: insomma, bisogna riconoscere che non capita spesso di leggere di manguste parlanti provenienti dall’India e capaci di cantare in gallese e strangolare conigli!
Per chi si occupa di paranormale, comunque, non c’è mai niente di troppo strano, e quindi lasciamo la parola a Colin Wilson che così riassume il caso nel suo The Mammoth Book of the Supernatural:

“Nel 1932, airvings_lambert_large Price giunse la notizia di un contadino di nome Irving, a Cashen’s Gap sull’Isola di Man, che aveva fatto amicizia con una mangusta, capace di parlare diverse lingue. L’animale era anche in grado di leggere nel pensiero e di cantare degli inni. Price non riuscì a trovare il tempo per recarsi sull’Isola di Man, ma uno dei suoi amici, tale capitano M.H. MacDonald, si offrì di andarvi.
Sembra che la famiglia Irving – che (fatto significativo) aveva una figlia di 13 anni di nome Voirrey – fosse stata disturbata da rumori provenienti da dietro il rivestimento di pannelli della casa: latrati, sputi, respiri affannosi. Il contadino rimase in agguato con una pistola, senza successo, poi cercò di mettere del veleno, ma la creatura gli sfuggì. Allora, il fattore provò a comunicare, riproducendo il suono di diversi animali; con sua grande sorpresa, la creatura sembrava fosse in grado di imitarli. Voirrey provò con delle filastrocche per bambini, e la creatura cominciò a ripetere anche queste. Infine, si mostrò – una creatura piccola, dalla folta coda, che diceva di essere una mangusta. La chiamarono Gef. E Gef disse loro di venire dall’India. Il signor Irving vide raramente Gef, tranne in apparizioni fugaci, mentre correva lungo una trave, ma Voirrey e la signora Irving la incontrarono spesso faccia a faccia.
MacDonald giunse alla fattoria il 26 febbraio 1932 e non vide niente. Quando si congedò per ritornare al suo albergo, una voce stridula gridò: «Va’ via! Chi è quell’uomo?». Il fattore spiegò che si trattava di Gef. Il giorno dopo, mentre MacDonald stava prendendo il tè con la famiglia Irving, un grosso ago rimbalzò sulla teiera; e Irving fece notare che Gef era sempre solita lanciare oggetti. In seguito, udì la voce stridula al piano di sopra che parlava con Voirrey e la signora Irving; quando le chiamò per chiedere se la mangusta sarebbe scesa, la voce gridò: «No, tu non mi piaci!». Egli cercò di salire furtivamente al piano di sopra, ma la mangusta sentì uno scalino scricchiolare, e gridò: «Sta arrivando!»; da quel momento, MacDonald non vide e non sentì più parlare di Gef.
Secondo Irving, che teneva un diario, Gef parlava in una lingua che lui sosteneva fosse russo, cantava in spagnolo e recitava un poema in gallese. Uccideva conigli per loro – strangolandoli – e li lasciava fuori della porta. Affermava di aver visitato la città più vicina e aveva raccontato alla famiglia Irving ciò che le diverse persone stavano facendo; Irving, dopo aver fatto dei controlli, scoprì che aveva detto il vero. L’animale, senza lasciare la fattoria, era in grado di riferire agli Irving cosa stesse accadendo a una ventina di chilometri di distanza. E quando gli fu chiesto se fosse uno spirito, Gef rispose: «Sono uno spirito legato alla terra».
Nel marzo del 1935, Gef disse a Irving di essersi strappata dei peli dalla coda e di averli lasciati sulla mensola del caminetto; questi furono inviati a Price, che poté esaminarli. Si rivelarono peli di cane – probabilmente presi dal collie della fattoria.
Quando fu menzionato Harry Price, Gef disse che a lui non piaceva perché «indossava il berretto da scettico». Finalmente Price fece un sopralluogo a Cashen’s Gap, ma la visita si rivelò una perdita di tempo. Gef fece ritorno alla fattoria solo dopo la partenza di Price. E ciò, praticamente, segnò la fine della storia – sebbene MacDonald avesse fatto una seconda visita alla fattoria e avesse udito di nuovo la mangusta parlare con la sua stridula voce.
farmhouse_largeÈ possibile, naturalmente, che gli Irving fossero degli imbroglioni. Ma agli occhi degli indagatori apparvero sinceri. Ed è difficile capire perché, se volevano attirare l’attenzione, avrebbero dovuto inventare una storia così bizzarra come quella della mangusta parlante. Perché Irving avrebbe dovuto invitare Price a fermarsi, se fosse stato un semplice imbroglione?
La cosa che appare più probabile è che Gef fosse un poltergeist – uno ‘spirito legato alla terra’, come lui stesso sostenne. Voirrey era una ragazza solitaria che aveva appena raggiunto l’età della pubertà. I rumori cominciarono come la maggior parte dei disturbi causati dai poltergeist, dapprima nelle pareti in legno della casa, graffi e rumori di altro genere. In seguito cominciarono a volare per aria piccoli oggetti e si credette che fosse stato Gef a ‘scagliarli’. Sembrava anche in grado di provocare ‘azioni a distanza’: quando una pentola d’acqua si rovesciò sulla cucina e inzuppò le scarpe di Irving, questi suppose che fosse stato Gef. Anche la chiaroveggenza e la conoscenza di ciò che stavano facendo le altre persone fanno pensare a un poltergeist. E sembra strano che i conigli venissero strangolati – non si tratta del modo naturale di uccidere della mangusta. In realtà, il caso di Gef sembra situarsi al confine tra il poltergeist vero e proprio e l’elementale o folletto (verso la metà del XIX secolo, come fa notare Robert Dale Owen, il termine poltergeist veniva di solito tradotto con folletto)”.

Colin Wilson, Alla scoperta dei misteri del soprannaturale, Newton & Compton, Roma 1998, pp. 221-223.

… E chi volesse approfondire può anche dare un’occhiata al blog dedicato a Gef, all’indirizzo http://gefmongoose.blogspot.it/

 

0
  Articoli correlati

Aggiungi un commento


8 × otto =