Il caso Enfield: la storia vera dietro il film “The Conjuring 2″

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Se si volesse spiegare il poltergeist a chi non ne ha mai sentito parlare servendosi di un caso selezionato tra i più recenti, la scelta dovrebbe ricadere su Enfield. La lunga serie di eventi che colpirono la modesta abitazione di Green Street, nel popolare sobborgo di North London (Inghilterra), presenta infatti tutte le caratteristiche tipiche di tale drammatico fenomeno.
I protagonisti, intanto: un nucleo familiare composto da Peggy Hodgson, madre separata, e da quattro figli – Margaret di 12 anni, Janet di 11, Johnny di 10 e Billy di 7 – con una situazione di forte stress emotivo dovuto a problemi finanziari e a un rapporto difficile con l’ex marito di Peggy. Quindi i fenomeni: in quei mesi di caos che funestarono la casa di Enfield e la vita dei loro abitanti, i testimoni sperimentarono pressoché tutta intera la gamma di manifestazioni che caratterizzano il poltergeist: dalle più comuni alle più rare, dalle più innocue alle più drammatiche e distruttive. E tipiche erano anche le modalità di estrinsecazione dei fenomeni: imprevedibili, molesti e spesso elusivi, presentavano tratti peculiari e ricorrenti in tutti i casi ritenuti autentici. Tipico e prevedibile, infine, è anche uno degli aspetti controversi della vicenda, vale a dire la compresenza, accanto a fenomeni certamente genuini, di palesi scherzi e messinscene da parte di Janet e Margaret.

Due aspetti che rendono questo caso particolarmente interessante sono il gran numero di testimoni (almeno 30 tra familiari, vicini di casa, poliziotti, giornalisti e investigatori) e la ricca documentazione accumulata (foto, registrazioni audio, misurazioni strumentali) che, seppur non conclusiva, offre una serie di elementi utili per valutare le dinamiche degli eventi.

Cerchiamo di riassumere la vicenda procedendo con ordine.

Tutto ebbe inizio la sera del 31 agosto 1977, quando Janet e Johnny, in procinto di coricarsi per la notte, iniziarono ad agitarsi a causa di strani rumori che provenivano dal pavimento della loro stanza: era come se qualcosa si spostasse o venisse trascinata. Quando la signora Hodgson entrò in camera per convincere i bambini a dormire, Janet le disse del rumore: “Forse è quella sedia…”. La donna pensò subito a uno scherzo. Era già la seconda sera che Janet e Johnny inventavano delle scuse: la sera prima le avevano raccontato che i loro letti sussultavano, adesso tiravano in ballo la sedia… Per togliere loro ogni pretesto, Peggy portò via la sedia, poi tornò in camera e spense la luce. Ma fu allora che lei stessa udì il rumore. Riaccese la luce e vide che tutto era in ordine. Spense di nuovo la luce, e di nuovo udì il suono: era come se qualcuno camminasse strusciando le pantofole. E subito dopo ecco i colpi: quattro chiari colpi che sembravano provenire da una parete, come se qualcuno stesse bussando (sono quelli che, in termini tecnici, vengono definiti raps). La signora Hodgson cominciava a innervosirsi, ma era sicura che dovesse esserci una spiegazione ordinaria, benché non sapesse dire quale. Ciò che accadde in seguito, tuttavia, fece crollare le sue certezze e la convinse di essere di fronte a qualcosa di davvero insolito. Vide infatti con i propri occhi una pesante cassettiera spostarsi dal muro e scivolare lungo il pavimento verso la porta della camera. Benché terrorizzata, la donna mantenne il sangue freddo e spostò la cassettiera rimettendola al suo posto. Il fenomeno si ripeté: di nuovo il mobile si mosse e corse verso la porta, come per bloccarla. E ancora una volta Peggy provò a spostarlo, ma stavolta invano: non riuscì a muoverlo neanche di un centimetro, era come se qualcuno lo spingesse in direzione opposta. Questo era troppo anche per una donna forte come lei: in preda al panico più completo, ordinò ai figli di infilarsi pantofole e vestaglia e fece rifugiare tutti presso l’appartamento dei vicini Vic e Peggy Nottingham.

Vic, un muratore, si recò insieme a suo figlio a ispezionare l’appartamento degli Hodgson. Udì i colpi, che si spostavano dalle pareti al soffitto e sembravano seguirlo e, non riuscendo a capire quale fosse la causa, cominciò a spaventarsi.

Si decise allora di chiamare la polizia. I due agenti intervenuti ebbero a loro volta modo di udire i colpi. Esaminarono le tubature e ispezionarono la casa da cima a fondo, senza trovare nulla di insolito. Non solo: l’agente Carolyn Heeps vide una sedia in salotto sollevarsi leggermente dal pavimento e muoversi per circa un metro senza che nessuno la toccasse (in quel momento la luce era spenta, ma l’illuminazione stradale permetteva di vedere chiaramente la posizione di tutti i presenti). Dopo averla esaminata in cerca di fili nascosti o altri segni di manipolazione ed aver escluso pendenze anomale del pavimento, la poliziotta ammise di non poter spiegare l’accaduto. Gli agenti, non potendo aiutare gli Hodgson e non avendo trovato indizi di reato, lasciarono la casa consigliando a Peggy di rivolgersi a qualcun altro.

Fu quindi la volta della stampa. Fu chiamato il Daily Mirror e i due reporter inviati sul posto, Douglas Bence, giornalista, e Graham Morris, fotografo, si ritrovarono ben presto nel bel mezzo di un’apparente esplosione di attività telecinetica: all’improvviso mattoncini Lego, biglie e altri piccoli giocattoli presero a volare in salotto, lanciati ad altissima velocità da una forza invisibile: sembravano piovere dal soffitto, sbucare dal nulla, rimbalzavano sui muri e ricadevano a terra. Lo stesso Graham Morris fu colpito da un mattoncino che, a causa dell’elevata velocità, gli procurò una ferita sul sopracciglio che restò visibile per diversi giorni. Come testimoniato da Morris e Bence, in quel momento tutti tenevano gli occhi bene aperti e non c’era nessuna possibilità che fossero i bambini o le altre persone presenti a lanciare gli oggetti. Morris cercò di fotografare il mattoncino che stava per colpirlo ma, nonostante il grandangolo, il tentativo non ebbe successo. Un dettaglio tipico di analoghe “sassaiole” poltergeist: una volta raccolti, gli oggetti lanciati risultavano caldi.

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Era ormai chiaro che gli Hodgson avevano a che fare con qualcosa di misterioso e, su suggerimento di un altro giornalista, si decise di contattare la Society for Psychical Research (SPR), che autorizzò un proprio membro, l’inventore Maurice Grosse, a effettuare un sopralluogo. Grosse capì subito che la faccenda era seria e meritava di essere investigata: nell’appartamento si respirava un’atmosfera di tensione, di vera e propria paura. Prima di convincersi dell’autenticità del caso, comunque, Grosse aspettò di assistere di persona ai fenomeni, e nel giro di qualche giorno la sua curiosità fu soddisfatta. Tra le altre cose, vide la porta del bagno aprirsi e chiudersi da sola, mentre un’aria gelida lo avvolgeva; osservò inoltre il lancio di alcune biglie, notando un dettaglio curioso: quando atterravano non rimbalzavano. Nel frattempo cominciava a diventare chiaro che i fenomeni si accentravano in particolare intorno a Janet (e in misura minore intorno a Margaret): quasi invariabilmente, quando succedeva qualcosa lei era nei paraggi. Il che, ovviamente, avrebbe ben presto dato adito alle critiche di chi considerava l’intera faccenda una messinscena, ma un aspetto distintivo del poltergeist è proprio la presenza del cosiddetto “centro focale”, una persona che sembra coinvolta direttamente nella produzione dei fenomeni. Il 12 settembre Grosse fu affiancato nelle indagini da Guy Lyon Playfair, anch’egli membro della SPR ed esperto investigatore di casi di poltergeist, che in seguito avrebbe scritto un dettagliato libro sul caso di Enfield intitolato This House is Haunted.

I fenomeni intanto proseguivano e si evolvevano: si scoprì che potevano seguire Janet anche fuori casa, e per la prima volta alcuni testimoni cominciarono a riferire avvistamenti di forme spettrali, che andavano da fasci di luce a ombre a vere e proprie figure umane.

Come spesso accade, la fenomenologia tendeva quindi a sovrapporsi a quella delle infestazioni (in cui prevalgono i fenomeni apparizionali), e dunque gli investigatori, pur non sposando l’interpretazione spiritica, decisero di interpellare vari medium. Così, nei mesi seguenti molti sensitivi si avvicendarono nella casa di Enfield, fornendo risposte diverse su quelle che ritenevano essere le cause soprannaturali dei disturbi: per Annie Shaw (pseudonimo) il principale responsabile era Gozer, un’entità malevola legata alla magia nera che si serviva di uno spirito elementale per attuare i propri fini; secondo Elsie Dubugras, Janet era stata, nel Medioevo, una donna crudele che aveva fatto del male alle famiglie di alcuni coltivatori, che adesso erano tornati per vendicarsi; l’olandese Dono Gmelig-Meyling sosteneva di aver visualizzato una ragazza di 24 anni legata a doppio filo alla faccenda: a Janet da una parte e a Grosse dall’altra (in seguito questa figura sarebbe stata identificata con quella di Janet Grosse, figlia di Maurice, deceduta nel 1976, che se fosse stata viva avrebbe avuto 24 anni, e Dono era all’oscuro della cosa).
Su due punti però pressoché tutti i medium (a cui vanno aggiunti Matthew Manning, Luiz Gasparetto, Gerry Sherrick ed Elizabeth Fuller) concordavano: le entità coinvolte erano numerose, e per produrre i fenomeni fisici sfruttavano una debolezza, una “perdita”, nel campo energetico (o aura) di Janet e, in misura minore, di sua sorella e di sua madre. Janet era forse una medium inconsapevole? Era possibile dimostrare sue eventuali doti psicocinetiche?

Misurazioni strumentali atte a rilevare la componente fisica dei fenomeni (e le ipotetiche capacità latenti di Janet) furono tentate in varie occasioni: il 10 novembre il fisico Eduardo Balanovski, usando un magnetometro, registra alcune oscillazioni del campo magnetico in concomitanza con presunti episodi PK, ma i risultati non furono considerati conclusivi perché erano possibili spiegazioni convenzionali; due giorni dopo, un rilevatore di radiazioni infrarosse reagì ripetutamente in presenza di Janet, ma secondo il suo costruttore si poteva trattare di deviazioni dovute ad un’instabilità intrinseca dell’apparecchio. Risultati significativi furono invece ottenuti da David Robertson, uno studente di fisica che per una settimana affiancò Grosse e Playfair e che effettuò due sessioni con Janet e Margaret. Nella prima prova, utilizzando un contatore di impulsi collegato a un estensimetro, si registrarono delle oscillazioni anomale in presenza delle ragazze, segno di una loro capacità di agire fisicamente, ma senza contatto, sulla striscia metallica usata come bersaglio. Successivamente, nel corso dell’esperimento vero e proprio, i risultati furono ancora più eclatanti: in questo caso Janet doveva cercare di piegare una lamina di lega eutettica (un metallo che, se piegato manualmente, si spezza), mentre i dati venivano elaborati da un registratore a diagramma a tre canali (che oltre allo stato del metallo rilevava anche la presenza di eventuali campi elettromagnetici) collegato a due estensimetri inseriti nel metallo. Per due ore si registrarono deviazioni quasi costanti, che culminarono nel piegamento di circa quindici gradi della lamina metallica e nella sua successiva rottura (in assenza di interferenze elettromagnetiche).

Lo stretto legame di Janet con i fenomeni trovava quindi conferma, proprio mentre gli eventi sembravano aggravarsi e coinvolgere la ragazza in modo sempre più drammatico. I disturbi fisici continuavano e divenivano ogni giorno più imponenti (il frigorifero fu visto scuotersi mentre lo sportello sbatteva con forza, una stufa a gas pesante 20 kg fu strappata dal muro di mattoni in cui era cementata) e oltre agli oggetti anche le persone cominciavano a subire aggressioni e maltrattamenti: Janet e Margaret venivano scaraventate fuori dal letto, si sentivano pizzicare, schiaffeggiare e pungere, e una forza invisibile sembrava spintonare o trattenere gli abitanti della casa e i visitatori (una sera Margaret gridò di sentirsi tirare per una gamba, mentre era bloccata in bilico sulle scale con una gamba sollevata in aria e appariva bloccata, tanto che si riuscì a spostarla solo con notevole difficoltà). Non solo, ma Janet cominciò a soffrire di violente crisi simili ad attacchi epilettici durante le quali urlava, piangeva e sembrava sprofondare in uno stato simile alla trance.

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Fu visitata da tre medici, e ognuno emise una diagnosi diversa: per il primo poteva trattarsi di schizofrenia, il secondo parlò di isteria e il terzo (uno psichiatra) non trovò nulla di anormale. Sta di fatto che, dopo 4 giorni di attacchi, solo l’intervento dei medium Luiz Gasparetto ed Elsie Dubugras riuscì a tranquillizzare Janet riportando la situazione a una relativa normalità. A tutto ciò si aggiunga una serie d’inquietanti sogni condivisi tra Janet e Margaret, che sembravano riflettersi anche nella psiche inconscia della stessa Peggy (come sembrò dimostrare un tentativo di scrittura automatica durante il quale la donna scrisse la stessa frase appena pronunciata da Margaret in uno di tali sogni, senza che avesse avuto la possibilità di udirla) e si capirà facilmente come il dicembre del 1977 rappresentasse il momento di massima tensione in casa Hodgson. E fu proprio a dicembre che Janet ebbe il suo primo flusso mestruale, un particolare questo che conferma in pieno il rapporto individuato da alcuni studiosi tra fenomeni poltergeist e pubertà.

In questo periodo si verificarono alcuni degli episodi più impressionanti. Una sera Janet, che era a letto nella stessa camera con Margaret e la madre, si sente afferrare per un braccio e tirare fuori dal letto, viene trascinata verso la porta che si apre da sola e percorre mezza rampa di scale a testa in avanti prima di essere fermata da Grosse e Playfair. Questi ultimi non assistettero direttamente all’accaduto (in quel momento si trovavano in salotto al piano terra, e videro Janet quando era già transitata oltre la porta), ma possediamo la testimonianza di Margaret e della madre (persona sulla cui onestà e capacità di giudizio nessuno espresse mai dubbi) e la registrazione audio che consente di ricostruire, seppur approssimativamente, quei concitati momenti. In un’altra occasione Janet fu vista levitare nella propria stanza, insieme ad alcuni libri e giocattoli, da due passanti che, indipendentemente l’uno dall’altra, la videro dalla strada, attraverso la finestra.

Per provare a fare chiarezza, si decise di sottoporre Janet a una sessione di ipnosi effettuata dal dottor Ian Fletcher (medico e membro della SPR), dalla quale emersero alcuni particolari interessanti. Interrogata su cosa accadesse quando saltava fuori dal letto, Janet descrisse la sensazione di mani fredde che la afferravano trascinandola, e inoltre affermò che, pur non avendo dato inizio ai fenomeni, lei e sua sorella ne erano responsabili a causa di una “crescita di infelicità” (“increase in unhappiness”), riconducibile in particolare alla paura che provavano nei confronti del padre (che visitava mensilmente la casa per consegnare gli alimenti). Il che, pur lasciando spazio a una certa ambiguità, ben si sposa con una delle principali teorie interpretative che pone al centro dei disturbi conflitti psicologici e traumi emotivi capaci di suscitare imponenti esplosioni di energia psichica.

Oltre ad essere spinta, Janet sembrava talvolta volare fuori dal letto, e di questi “voli” abbiamo anche alcune sequenze fotografiche scattate da Graham Morris con una macchina a controllo remoto. Sono scatti suggestivi (soprattutto considerando le testimonianze di Margaret e Peggy che assistettero direttamente a molti di questi episodi e tenendo conto di alcuni dettagli insoliti, come il fatto che Janet passi direttamente dalla posizione sdraiata a quella di “volo” senza mai essere fotografata in una posizione intermedia di accucciamento/propulsione), ma neanche queste foto possono essere considerate dimostrazioni irrefutabili, e infatti sono state spesso interpretate dai critici come prove di semplici salti.

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Sempre a dicembre si ebbe l’ultima e più controversa evoluzione del caso. In seguito a vari tentativi di comunicazione effettuati da Grosse e Playfair attraverso i raps (che in diverse occasioni risposero in maniera intelligente), si decise di sfidare il poltergeist a parlare. L’idea era venuta a Grosse dopo aver udito suoni simili a fischi e latrati di cane provenire apparentemente dal nulla. Inizialmente non si ottenne molto più di qualche verso inarticolato, ma ben presto una voce rauca e gutturale, simile a quella di un uomo anziano, prese a dialogare in maniera abbastanza fluente con i presenti. Fu subito chiaro che la voce proveniva da Janet (in seguito anche Margaret l’avrebbe prodotta), e non furono pochi i dubbi che ciò suscitò in molti (ad es. John Beloff e Anita Gregory, psicologi e membri della SPR, si dichiararono sempre scettici al riguardo). Tuttavia, occorre precisare alcuni particolari che fanno pensare a un fenomeno più articolato.

Innanzitutto, le modalità con cui veniva prodotta la voce, pur non essendo di per sé inspiegabili, presentavano tratti eccezionali. Una logopedista che ebbe modo di far visita a Janet e Margaret e di ascoltare le voci, dichiarò di ritenerle un mistero: non sembravano vere e proprie voci ma piuttosto suoni prodotti dalle false corde vocali (cosa che fu in seguito confermata da un’analisi condotta con un laringografo), e sforzarsi di parlare utilizzando questo particolare sistema causa inevitabilmente un forte mal di gola e può provocare danni vocali, mentre la voce delle ragazze appariva perfettamente normale e non mostrava alcun segno di deterioramento. E bisogna considerare che le presunte voci fantasma parlavano per lunghissimi periodi di tempo, talvolta fino a 3 ore. D’altra parte, Grosse offrì pubblicamente 500 sterline a chiunque gli presentasse una ragazzina di 11 anni in grado di produrre deliberatamente una voce con quelle caratteristiche, ma nessuno raccolse la sfida.

Inoltre, fu proprio per mezzo della voce prodotta da Janet che si ebbe uno degli indizi più suggestivi in senso spiritico. Tra le varie identità che la voce si attribuiva, infatti, c’era quella di Bill Wilkins, ex abitante della casa di Green Street deceduto prima della nascita di Janet e Margaret. Le ragazze sapevano che Bill era morto in quella casa, ma non sapevano né in quale stanza né come, eppure la presunta voce di Bill Wilkins, interrogata circa le circostanze della propria morte, rispose: “Sono diventato cieco, poi ho avuto un’emorragia, mi sono addormentato e sono morto su una sedia in un angolo al piano di sotto”. Mesi dopo, Grosse fu contattato da Terry Wilkins, figlio di Bill, il quale ascoltò la registrazione confermando l’esattezza di quelle informazioni.

Gli eventi anomali proseguirono nella casa di Green Street ancora per molti mesi. Il 25 luglio Grosse e Playfair, con la collaborazione del dott. Peter Fenwick, riuscirono a far ricoverare Janet presso l’Istituto di Neuropsichiatria del Maudsley Hospital per procedere ad accertamenti, dai quali emerse che Janet era una ragazza perfettamente normale, senza alcun tipo di disfunzione cerebrale o patologia psichiatrica.

Durante la sua assenza i fenomeni si attenuarono ma non svanirono del tutto, e quando tornò, a settembre, sembrò che dovessero ricominciare con la stessa intensità dei mesi precedenti. Fortunatamente, però, in seguito alla visita del medium Dono Gmelig-Meyling (ottobre) i disturbi iniziarono a scemare e progressivamente la situazione tornò alla normalità dopo 13 lunghissimi mesi.

Come accennato, durante questo arco di tempo le due ragazze, come era normale attendersi, fecero occasionalmente qualche scherzo nel tentativo di imitare i fenomeni, ma si trattava sempre di tentativi piuttosto banali e maldestri che venivano comunque scoperti con facilità dagli investigatori. La compresenza di fenomeni certamente autentici e scherzi non deve stupire, ed è anzi un tratto comune di gran parte dei casi di poltergeist, e contribuisce a gettare ulteriore confusione sul quadro complessivo. Nel caso di Enfield la mole di episodi non riconducibili a scherzi, la testimonianza di tante persone degne di fede e il fatto che i protagonisti non abbiano mai smentito la propria versione dei fatti (nemmeno quando dei giornali offrirono loro delle somme in denaro per farlo) sono tutti elementi da tenere in considerazione per poter dare un giudizio corretto sulla vicenda.

A conferma della genuinità del caso e della serietà degli investigatori vale la pena citare il commento di Anita Gregory, spesso erroneamente presentata come acerrima negatrice in virtù dei dubbi espressi circa le voci: “Ritengo che Guy Playfair e Maurice Grosse abbiano sperimentato eventi paranormali autentici, in particolare nella prima fase del caso. [...] Per quanto riguarda il libro di Playfair, [...] offre una testimonianza che personalmente accetto come sincera, e che in parte è ragionevole accettare anche come competente circa il movimento paranormale di oggetti” [B. Inglis, The unexplained file – Ghosts, Book Club Associates 1984, pp. 116-118]. Il caso fu in seguito riesaminato per conto della SPR da Mary Rose Barrington, la quale, dopo aver studiato la documentazione e intervistato nuovamente i testimoni, concluse riconoscendo l’impegno e l’onesta del lavoro degli investigatori e affermò che nulla lasciava ipotizzare complotti.

Peraltro uno dei fenomeni più costanti del caso, cioè quello dei raps, ha di recente (2010) ricevuto una conferma indipendente da uno studio del ricercatore Barrie Colvin che, esaminando le registrazioni audio di raps considerati autentici, è riuscito ad evidenziare una caratteristica peculiare che sembra distinguere i veri raps da rumori analoghi prodotti con modalità ordinarie. Come rivelano i tracciati sonori, infatti, i raps autentici presentano un andamento progressivo, simile a quello di piccole scosse telluriche che rilasciano gradualmente la propria energia: iniziano con un’intensità ridotta, raggiungono il culmine e poi si affievoliscono fino a svanire. Invece i suoni percussivi prodotti con modalità ordinarie (colpendo un tavolo con un pugno, ad esempio) hanno un inizio subitaneo: il suono esordisce immediatamente con l’intensità massima, e quindi svanisce progressivamente. Ebbene, tra le registrazioni esaminate da Colvin ci sono anche quelle dei raps di Enfield, che per l’appunto presentano le caratteristiche dei fenomeni autentici.

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