H. P. Lovecraft e le streghe di Salem

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Da una lettera a Robert E. Howard del 4 ottobre 1930.

lovecraft--644x662Caro signor Howard,
[…] Le cupe leggende del Massachusetts sono in grado di dare a chiunque più di un brivido. C’è materiale per uno studio approfondito sulle nevrosi di massa, perché nessuno può negare l’esistenza di un elemento profondamente morboso nell’immaginazione puritana. Quel che lei dice sulla cupa tradizione nordico-sassone come eventuale sorgente di impulsi remoti che, poi, si sarebbero accresciuti per effetto della repressione emotiva, dell’isolamento, dei rigori climatici e della vicinanza delle grandi foreste sconosciute popolate di selvaggi pellerossa, mi interessa molto: più volte ho detto e scritto esattamente la stessa cosa!
[…] Leggende soprannaturali a parte, nelle cronache interne del Massachusetts c’è abbondanza di elementi sinistri, a cominciare dal 1642. In quell’anno la corrispondenza del governatore Bellingham con il governatore Bradford di Plymouth rivela autentico allarme, da parte dei due notabili, a causa di un’ondata di misfatti orrendi e contro natura: delitti molto diversi da quelli comunemente perpetrati in Inghilterra e oggi classificabili come estreme forme di sadismo e altre perversioni patologiche che si erano diffuse fra gli strati più ignoranti della popolazione. Scrive Bradford: «Ci si chiede come è mai possibile che tanta gente malvagia e profana sia emigrata in queste terre e tanto in fretta, proliferandovi; poiché all’inizio emigravano soprattutto i religiosi, che quivi giungevano per motivi di fede».
Ebbene, senza saperlo Bradford fornisce una parte della risposta nella sua stessa domanda. La preponderanza di uomini appassionatamente devoti era, di per sé, una garanzia di devianza criminale, poiché la psicologia oggi dimostra che l’istinto religioso è una forma di erotismo sublimato affine a sublimazioni d’altro tipo che possono sfociare in sadismo, allucinazioni, melanconia e vari tipi di morbosità mentale. […] Tutto ciò, ovviamente, era aggravato dalla tendenza puritana a reprimere in modo rigoroso ogni naturale esuberanza: musica, riso, colore, allegria, ecc. Far festa a Natale un tempo era reato, e nessuno si permetteva un pensiero lieto e spontaneo senza poi attribuirlo a un “peccato” dell’anima sua, cedendo a un’autentica ossessione per quella sorta di autoanalisi patologica che mirava a scoprire le possibilità di “salvezza” del peccatore. Leggere le esperienze del reverendo Cotton Mather e del suo precoce fratello minore, Nathaniel (che si tormentò praticamente a morte con un’isterica forma di “interrogazione interiore” basata su fattori emotivi) equivale a essere testimoni di una tragedia: la tragedia dell’ignoranza e della superstizione. […] Bradford […] non manca di rendersi conto della situazione, almeno sotto un certo aspetto; e osserva: «Forse [l’ondata di crimini] durerà un’altra stagione. In tal caso avverrà come per le acque quando il corso ne è bloccato o convogliato in un bacino: tornate libere scorreranno con maggior violenza, maggior impeto e fragore che se invece fluissero liberamente pei loro canali. Così avviene qui che il male, essendo represso da leggi rigorose e tenuto sotto controllo, non possa seguire il corso suo normale e cerchi ogni scappatoia, finché esplode non appena abbia trovato un passaggio». Buon vecchio Bradford! Ma i veri puritani non potevano vederla in questa luce, e quindi (siccome non si poteva negare l’estensione e la ferocia senza precedenti dei crimini commessi, che per di più erano in aumento) poco a poco prese piede la dottrina secondo cui il diavolo aveva dichiarato una sua guerra speciale contro il Massachusetts, a motivo dei santi obbiettivi cui quella colonia prescelta era stata destinata dalla Comunità del Signore. La corrispondenza Bradford-Bellingham risale al 1642. Esattamente cinquant’anni dopo scoppiò la caccia alle streghe di Salem.

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[…] Ma nel crimine e nelle devianze del Massachusetts c’è un’altra spiegazione, quanto mai imbarazzante per i sostenitori del mito secondo cui il sangue di quelle terre costituirebbe una sorta di ufficiosa “patente di nobiltà”. Si tratta della frettolosa importazione, dopo il 1635, di un volgare gruppo di degeneri londinesi come servitori forzati. Nel Rhode Island questa feccia ci è stata risparmiata perché eravamo troppo poveri per permetterci qualsiasi tipo di servitù e in seguito, piuttosto che a bianchi d’infimo stato, abbiamo fatto ricorso agli indiani e ai negri […]. Ma il Massachusetts aveva bisogno di servitù al più presto e non aveva la nostra inclinazione per l’esotico; quindi, oltre a schiavizzare alcuni indiani e a importare qualche negro e qualche selvaggio dei Caraibi dalle Indie Occidentali, dovette darsi da fare per ottenere lavoratori inglesi “forzati”: poveri, condannati, diseredati e così via. Nel Massachusetts ignoravano il fatto che le più gravi perversioni antisociali si manifestano fra gli elementi degeneri di una razza civile molto più che fra quelli mentalmente e fisicamente sani di un popolo inferiore. Possiamo immaginare il risultato che l’arrivo di questa canaglia incallita, deviata, esaltata e spesso degenere produsse nell’ambiente governato con pugno di ferro dalla teocrazia puritana e dalle sue strettoie morali. Repressione e quindi esplosione, proprio come aveva previsto l’intelligente William Bradford […].

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Un altro fattore importante per spiegare la credenza nelle streghe o i demoni nel Massachusetts – fattore sottolineato da tutti gli antropologi – è che gli aspetti tradizionali della stregoneria e delle orge sabbatiche non erano affatto mitici. Gli europei occidentali dei secc. XVII e anteriori non avevano ricavato le loro idee singolarmente coerenti su ciò che le streghe fossero, su come praticassero i loro incantesimi e su quel che facessero durante le esecrande riunioni dell’ultima notte di aprile e di novembre da un semplice cumulo di leggende. Qualcosa di autentico si agitava sotto la superficie, cosicché di tanto in tanto la gente s’imbatteva effettivamente in questa o quell’esperienza concreta che confermava quanto si sapeva sulla categoria delle streghe. In breve, oggi gli studiosi ammettono che attraverso le varie epoche sia esistito, nell’Europa nord-occidentale, un culto segreto di degeneri adoratori della natura, reclutati furtivamente fra i contadini e a volte fra i tipi morbosi delle categorie sociali più elevate; costoro praticavano riti di immemore antichità per scopi malvagi, e possedevano un sistema di governo e una gerarchia altrettanto ben definita ed elaborata di qualsiasi religione ufficiale. Di notte si incontravano segretamente in luoghi convenuti, all’aperto; non esiste un nome generale riconosciuto dai membri della setta, ma di solito gli antropologi lo definiscono “culto delle streghe”. […] Sembra quasi accertato che in origine si trattasse semplicemente della religione ufficiale delle popolazioni preistoriche mongole che precedettero i nordici e i mediterranei nell’Europa nord-occidentale. La religione era basata sull’idea di fertilità, che per una razza di allevatori nomadi vissuti in epoca anteriore all’entrata in vigore dell’agricoltura costituiva ovviamente un oggetto di venerazione. I tratti salienti del culto erano rappresentati all’inizio da riunioni ritualistiche che si tenevano due volte all’anno, nella stagione in cui figliavano mandrie e greggi. Qui venivano praticati riti erotici primitivi che avevano lo scopo di incoraggiare la fecondità delle bestie: e ci sono selvaggi che lo fanno ancora oggi. Un tempo questa religione dominò l’Europa occidentale, ma fu naturalmente abbattuta quando gli ariani conquistarono il continente e portarono con sé la più raffinata, evoluta e poetica fede politeista. Il vecchio culto non poté reggere il confronto con il druidismo delle religioni nordiche basate su Asgard e il Valhalla, ragion per cui tramontò (proprio come il “piccolo popolo” mongoloide che lo aveva prodotto) e scese al rango di fede subalterna e disprezzata. Probabilmente non fu mai perseguitata dai signori celti e teutoni, e d’altra parte riuscì indubbiamente a fare proseliti fra gli elementi degeneri delle razze vincitrici. L’arrivo dei romani – che generalmente diffidavano delle religioni orgiastiche e misteriose, e che in Italia avevano represso i culti dionisiaci o quelli dedicati a Cibele fin dal III sec. a.C. – cambiò sotto un certo profilo l’aspetto della questione, spingendo la religione subordinata a rifugiarsi nel segreto. Ma non sembra che mancassero convertiti fra i romani degeneri, e forse il culto fu esportato nelle isole britanniche (dove i mongoloidi non arrivarono mai) dai romani piuttosto che dai mediterranei o dai celti. È possibile che quella di Silvano Cocidio, la cui venerazione fu scoraggiata dai romano-britannici, fosse una figura collegata al culto. Le orge stagionali si svolgevano il 30 aprile e il 30 novembre, e sono ciò che più tardi divenne noto con il nome di sabba. Sostanzialmente consistevano di danze, canti e celebrazioni effettuati soprattutto da donne, ma presieduti da uno ierofante di sesso maschile travestito approssimativamente da animale e definito semplicemente “Uomo Nero”. La conclusione della cerimonia era così oscena che a confronto persino la sesta satira di Giovenale pare acqua fresca. La comunità dei fedeli era divisa in unità locali chiamate congreghe, ciascuna con il suo “uomo nero” e tutte unite da un corpus comune di tradizioni nonché da un sistema di parole d’ordine e da una nomenclatura intesa da tutti. Ogni membro riceveva un nome magico che veniva usato esclusivamente all’interno della setta. In origine i tratti maligni probabilmente non esistevano: il culto era soprattutto emotivo e carnale. Quando, però, le razze dominanti cominciarono a opporvisi e a perseguitarla, la religione delle streghe contrattaccò e si specializzò nel far del male ai suoi nemici. Senza dubbio questo portò a sottolineare, in modo sempre più marcato, l’importanza dei poteri soprannaturali conferiti agli adepti durante il cerimoniale del sabba, grazie alla comunione con le divinità della natura. […] All’apparire del cristianesimo la persecuzione del culto aumentò enormemente, perché la nuova fede aborriva sino al fanatismo tutto ciò che aveva a che fare con il sesso. Con ogni probabilità per la prima volta l’antica religione divenne assolutamente segreta e sotterranea, e come conseguenza crebbero il terrore e l’odio che ispirava, nonché la tendenza a considerarla un legame con ignoti poteri delle tenebre. Una volta diventata clandestina, la vecchia fede rimase tale e in molte zone – fra cui la Gran Bretagna – si estinse […] anche se sul continente europeo le pratiche continuarono senz’altro con regolarità […]. Il vecchio culto era sempre in attesa, pronto a irretire chi fosse stanco dell’etica e dell’estetica proprie della civiltà dominante[…].
In Europa il grande reclutamento avvenne nei secoli XIV e XV, durante il periodo di disperazione, degradazione e inquietudine che seguì la piaga della Morte Nera. […] Ovviamente, un fenomeno così esteso non poteva essere tenuto nascosto: per la prima volta il culto cominciò a essere conosciuto e temuto a livello generale, e ad essere identificato con l’adorazione di Satana […]. Non c’è dubbio che, se non lo si fosse combattuto, il movimento avrebbe virtualmente distrutto la civiltà europea, perché alimentava uno spirito di malignità e sedizione rivolto contro tutte le istituzioni. Consideriamo, dunque, che i primi avversari medievali della stregoneria non furono semplici fanatici che combattevano una chimera. Si ingannavano perché ritenevano di battersi contro agenti soprannaturali, ma avevano ragione nel ritenere che si trattasse di un’autentica minaccia.

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[…] E ora, tornando all’argomento principale: cosa ha a che fare tutto questo con la credenza nelle streghe del New England coloniale? In primo luogo l’esperienza storica aveva preparato i coloni a credere nella possibilità di manifestazioni diaboliche. Sapevano tutto di incantesimi e sabba e avevano assistito ad autentiche manifestazioni di culto per prendere la cosa abbastanza sul serio. Ovviamente, poiché si trattava di una religione segreta e mai portata totalmente allo scoperto, non mancavano gli scettici; molte persone equilibrate, pur ammettendo che la stregoneria fosse possibile, non intendevano abbandonarsi a una totale mancanza di dubbi. Probabilmente fra i coloni americani era questo l’atteggiamento più diffuso […]. Non così nel caso dei puritani. La natura della loro fede insegnava che bisognava stare all’erta per scoprire le manifestazioni del diavolo, e lo scatenarsi di crimini morbosi o perversioni in seno alla comunità era l’inconfondibile prova dell’assedio satanico. Molti credevano che gli indiani dalla pelle scura che vivevano nelle foreste impenetrabili fossero alleati del demonio: e ovviamente una vita di repressione, solitudine in mezzo alla natura gelida, scarsa allegria, introspezione isterica e delazione mettevano a dura prova i nervi della gente, che volentieri attribuiva ogni avvenimento insolito alla magia nera. Quindi, una volta additata la stregoneria non ci fu scelta sul comportamento da seguire. Non aveva tuonato Geova l’inesorabile comandamento: «Non permetterai che la strega viva?».
A me sembra che questo retroterra spieghi a sufficienza i processi del New England (il primo fu celebrato nel 1648) fino al terrore di Salem. La religione delle streghe non allignò in America, ma i suoi echi e le sue tradizioni non erano sconosciuti. I processi furono numerosi, ma poche le esecuzioni; poi venne Salem, che da sola celebrò cinquanta processi e mandò a morte diciannove persone. In molti casi le testimonianze concordavano in modo inquietante, e questo fatto non mancò di impressionare profondamente alcuni degli uomini più colti della Provincia. Cotton Mather – un erudito che non era affatto uno sciocco, nonostante il suo bizzarro puritanesimo – ascoltò e raccolse le prove, dopodiché si fece carico dell’accusa con tutto il potere e l’influenza di cui disponeva, convinto che un vero e proprio attacco satanico si fosse scatenato sul Massachusetts. Cosa c’era dietro? Solo un’inevitabile esplosione, il culmine dell’atmosfera che aveva provocato i primi e sporadici processi? O qualcosa di nuovo, sistematico e tangibile?
Non lo sapremo mai. L’antropologa miss Murray ritiene che la setta delle streghe avesse effettivamente stabilito una “congrega” (l’unica nel Nuovo Mondo) nella zona di Salem, più o meno nel 1690. Ne avrebbero fatto parte bianchi degenerati ma anche indiani, negri e schiavi delle Indie Occidentali. Di questa congrega, secondo la Murray, il capo o “Uomo Nero” sarebbe stato il reverendo George Burroughs (esistono dettagliate leggende, aneddoti e testimonianze che non lo dipingono certo come un santo, per cui la sua impiccagione fu meritata!). Delle altre vittime, alcune probabilmente erano colpevoli di aver partecipato ai riti, altre erano innocenti e furono accusate in malafede. Questa è l’ipotesi della colta autrice de Le streghe nell’Europa occidentale, anche se naturalmente non esistono prove. Altri autori – questa volta americani, in grado di esaminare i verbali di Salem più da vicino – ritengono improbabile che si fosse costituita un’organizzazione religiosa vera e propria, anche se tutti concordano sul fatto che le deposizioni rilasciate ai processi mostrano una notevole familiarità con gli istituti del culto, e che questo è difficilmente spiegabile in base alla pura e semplice diffusione della leggenda o al fatto che le domande degli inquisitori fossero in qualche modo suggestive. Da parte mia dubito che esistesse una vera e propria congrega, ma ritengo senz’altro che a Salem fosse arrivato qualcuno che aveva diretta conoscenza del culto e forse vi era stato iniziato. Credo che determinati riti e formule venissero segretamente discussi da questi individui, e forse praticati di nascosto dai degenerati che poi vennero scoperti. Non mi sorprenderebbe che Burroughs vi fosse coinvolto e così la schiava Tituba che veniva dalle Indie Occidentali: è lei responsabile di aver scatenato per prima il terrore, raccontando chissà quali storie ai bambini nevrotici di Salem. La maggior parte delle persone impiccate erano probabilmente innocenti, ma credo ugualmente che a Salem fosse presente un elemento torbido, reale, assente dagli altri casi di stregoneria del New England.
La credenza puritana nelle streghe non terminò con i fatti del 1692, benché non avvenissero più esecuzioni. Voci e calunnie dirette contro personaggi eccentrici furono comuni per tutto il XVIII secolo e fino al XIX, e ancor oggi non sono del tutto estinte nel Massachusetts occidentale (la parte più arretrata dello stato). Conosco un’anziana signora, a Wilbraham, della cui nonna si diceva che fosse in grado di scatenare il vento borbottando qualche parola al cielo: questo un secolo fa.

- Howard P. Lovecraft, Lettere dall’altrove. Epistolario 1915-1937 (a cura di Giuseppe Lippi), Mondadori 1993, pp. 173-183.

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