Dan Aykroyd e il paranormale

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«Peter, alle 13.41, nella sede della Biblioteca Pubblica di New York, nella 5th Avenue, a dieci persone è apparso in fluttuazione libera un torso di consistenza vaporosa: faceva volare i libri soffiandoci a distanza, terrorizzando una povera bibliotecaria!»

(Dr. Ray Stantz, Ghostbusters)

Trent’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Ghostbusters – Acchiappafantasmi, un film destinato a diventare ben presto un autentico cult per gli appassionati di tutto il mondo. La pellicola, diretta da Ivan Reitman e scritta da Dan Aykroyd e Harold Ramis, raccontava le avventure di un gruppo di “acchiappafantasmi” alle prese con “il più grande evento paranormale interdimensionale dopo l’esplosione Tunguska del 1909″: Gozer il Gozeriano, un oscuro semidio sumero, sta per tornare sulla Terra (e precisamente a New York City) seriamente intenzionato a distruggerla. Le speranze del mondo sono quindi riposte nei tre parapsicologi Ray Stantz (Dan Aykroyd), Egon Spengler (Harold Ramis) e Peter Venkman (Bill Murray), nel loro assistente Winston Zeddemore (Ernie Hudson) e, ovviamente, nei loro micidiali fucili protonici!

Ma da dove ha tratto ispirazione Dan Aykroyd (a cui si deve l’idea originale del soggetto) per la stesura della trama? La risposta è semplice: dalle esperienze di famiglia, e dalla sua stessa passione per il paranormale.

Dan Aykroyd in visita all'American Society for Psychical Research

Dan Aykroyd in visita all’American Society for Psychical Research

In diverse interviste, e in un articolo del 2009 sull’Huffington Post, l’attore ha dichiarato di credere nell’esistenza dei fantasmi e di interessarsi di parapsicologia e spiritismo fin da quando era ragazzo. E non avrebbe potuto essere altrimenti, dato che in casa Aykroyd il paranormale era all’ordine del giorno. “Le infestazioni e le sedute spiritiche facevano parte della tradizione di famiglia, e in casa si leggevano le riviste della Society for Psychical Research”, ricorda. Per inciso, fu proprio la lettura di un articolo su parapsicologia e fisica quantistica a suggerirgli l’idea-base per il film.

Il bisnonno di Dan, Samuel, di professione dentista, era un personaggio di spicco negli ambienti spiritisti dell’epoca: nella sua casa di Kingston, in Ontario, si tenevano regolarmente delle sedute con il medium Walter Ashurst. Dopo la morte di Samuel, il nipote Peter (padre di Dan) ha rinvenuto i suoi diari, nei quali le esperienze con Ashurst venivano dettagliatamente descritte, e ha deciso di pubblicarli in un libro intitolato A History of Ghosts, in cui traccia una vera e propria storia dello Spritismo, ricostruendo, oltre alle vicende familiari, la ” vita e le opere” di figure leggendarie come Sir Arthur Conan Doyle (fervente sostenitore del paranormale) e Harry Houdini (suo critico spietato) e di medium celebri come l’italiana Eusapia Palladino.

Ma la fascinazione degli Aykroyd per il mondo invisibile non termina qui. L’eredità di Samuel fu raccolta da suo figlio Maurice (nonno di Dan), ingegnere della Bell Telephone Company, che, a quanto pare, avrebbe addirittura tentato di costruire una radio a galena progettata appositamente per comunicare con gli spiriti dei morti (senza successo, evidentemente: sarebbero stati gli spiriti stessi a liquidare il progetto come irrealizzabile…). Di papà Peter si è già detto: aggiungiamo soltanto che, oltre ad aver partecipato a sua volta alle sedute casalinghe, ha raccolto nel corso degli anni numerosissimi volumi dedicati all’occulto, dai quali il figlio Dan ha assorbito nozioni e teorie a cui avrebbe poi attinto a piene mani durante la creazione di Ghostbusters (basti pensare all’onnipresente ectoplasma che accompagna le varie manifestazioni soprannaturali).

Hans Holzer

Hans Holzer

Tra le varie figure di studiosi e ricercatori psichici, una in particolare affascina Dan Aykroyd, che lo ha infatti preso a modello come prototipo dell’acchiappafantasmi per eccellenza: Hans Holzer (1920-2009), autore di oltre 100 libri sui più disparati aspetti del paranormale (dalle case infestate all’ESP, dalla fotografia spiritica alla reincarnazione, dai guaritori alla possessione, fino alle presunte comunicazioni medianiche di Elvis Presley… ricordate quella scena in cui il presentatore Joe Franklin chiede a Ray Stantz: «Come sta Elvis Presley? L’ha visto ultimamente?») e sostenitore della classica teoria secondo cui i fantasmi sarebbero “impronte psichiche” lasciate nell’ambiente da decessi particolarmente improvvisi e traumatici.

“Il dottor Hans Holzer, probabilmente l’acchiappafantasmi più credibile e rispettato al mondo, scrive nel suo Travel Guide to Haunted Houses: ‘I fantasmi sembrano essere una memoria emotiva sopravvissuta alla morte traumatica di qualcuno… che però non è consapevole di essere morto’. Un momento! Ma allora i fantasmi sono soltanto i nostri ricordi di chi è vissuto prima? ‘La morte improvvisa giunge come uno shock… e la personalità umana permane nei luoghi a cui era emotivamente legata prima del decesso’, afferma Holzer. Secondo lui i fantasmi sono campi elettromagnetici racchiusi nel corpo fisico. Con la morte, l’involucro esterno si dissolve, lasciando questa energia libera di muoversi avanti e indietro nello spazio e nel tempo, interagendo con le altre onde che si trovano nel nostro piano di esistenza” (Dan Aykroyd).

Un fantasma vero e proprio Dan Aykroyd non l’ha mai visto, ma quando viveva nella villa di Hollywood appartenuta alla cantante ’Mama’ Cass Elliot avvertiva distintamente una presenza che si aggirava per la casa e che, di tanto in tanto, non si faceva problemi a infilarsi nel letto in cui dormiva. E poi c’è la madre, che gli racconta di come gli spiriti dei bisnonni – Samuel e sua moglie Ellen Jane – fossero venuti a fargli visita poco dopo la nascita, comparendo ai piedi del letto in cui lo stava allattando (li avevano riconosciuti da alcune vecchie fotografie). “E mia madre ovviamente viene dal ramo scettico della famiglia, quello franco-canadese!”, chiosa Dan.

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E gli altri membri del cast? Qual è il loro rapporto con gli spiriti? Aykroyd ricorda le interminabili discussioni con Harold Ramis (scomparso di recente), totalmente scettico ma anch’egli molto preparato, e comunque sempre in perfetta sintonia con lui quando si trattava di mettere mano alla sceneggiatura. Per quanto riguarda Bill Murray, “lui è irlandese, perciò sa perfettamente che i fantasmi esistono e che a volte i defunti indugiano nella terra dei viventi”. “Ivan Reitman”, infine, “è ebreo, e quindi sa… C’è tanto paranormale nella Cabala”.

E che il cinema, specchio e fucina della cultura cosiddetta “popolare”, non possa fare a meno di confrontarsi, a cadenza più o meno periodica, col tema delle “anime inquiete”, lo dimostra l’infinita sequela di pellicole che negli anni hanno trattato l’argomento dai più diversi punti di vista: dai classici come La casa sulla scogliera (The Uninvited) di Lewis Allen o Gli invasati (The Haunting) di Robert Wise ai cult più recenti come Ghost – Fantasma di Jerry Sucker o Il sesto senso (The Sixth Sense) di M. Night Shyamalan, fino agli ultimi Il messaggero – The Haunting in Connecticut o L’evocazione – The Conjuring, che offrono, come nella migliore tradizione (lo aveva già fatto, tra gli altri, Sidney Furie nel 1981 con The Entity), trasposizioni di fatti realmente accaduti. E a proposito di fatti realmente accaduti… il nome “Gozer”, quello del semidio sumero che in Ghostbusters assumerà le sembianze di un colossale pupazzo di marshmallow per distruggere il mondo, è tratto proprio da una storia vera: fu la medium Annie Shaw a invocarlo, nel 1978, mentre, in trance, tentava di liberare la casa della famiglia Hodgson, a Enfield, dal pestifero poltergeist che li tormentava. Secondo la medium, all’origine di tutto c’era un’entità (Gozer, per l’appunto) che, per mezzo della magia nera, comandava uno spirito elementale di nome Elvie… Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Insomma, in attesa di capire se il famoso progetto di un terzo capitolo della saga (dopo Ghostbusters, dell’84, e Ghostbusters II, dell’89) riuscirà a prendere corpo, come è nelle intenzioni di Dan Aykroyd, possiamo star certi che di “spiriti, spiritelli e fantasmi”, a Hollywood, si continuerà certamente a parlare.

 

 

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